Corrilambro 2017

UNA GARETTA FACILE FACILE.

Ieri si correva la Corrilambro, una garetta che a prima vista suonava facile facile.

7km all’interno del Parco dove imperversa Don Mazzi con i suoi avanzi di galera in cerca di una seconda vita.

Un anello di 3500 metri da percorrere due volte.

Figata, una robina da buttar giù in un sol sorso come Tex Willler farebbe con un Whisky.

Dopo i mille mila kilometri macinati in allenamenti e maratone, un percorso che in 1 oretta comprensiva di cambio, ristori e ricambio si porta a casa, pare una gita a Disneyland di tutto riposo.

Una corsetta da fare con la mano sinistra fuori dal finestrino in completo relax

E invece no !!

Il Dio della corsa infido come non mai si frega le mani sapendo che ti ha turlupinato per l’ennesima volta.

Si perche’ appena sparato il via, tu nemmanco te ne accorgi ma stai sputando i polmoni, masticando filo spinato e pedalando come un forsennato sotto i 5al km.

E cio’ malgrado dopo 50 metri sei già nelle retrovie, ergo  per non subire l’ignominiosa onta dell’ultimo posto, continui a spingere come Bartali sul Tourmalet sbavando verde, con il respiro che pare un mantice e pallini verdi davanti agli occhi che danzano come nel sogno psichedelico del Dumbo ubriaco (se non l’avete visto lo trovate su youtube)

Vabbè, ma a me mica lo a ordinato il medico di soffrire come un cane in questo parco dimenticato da Dio e dai milanesi di buona volontà, adesso rallento e vada via i ciap come dicono i meneghini DOC.

Peccato però che proprio nel momento in cui realizzi questo encomiabile pensiero, una simpatica milfona incrociata con una massaia, tra l’altro tutt’ora piacente e con due discrete tettone e un culone fastoso q.b, ti affianca e tiene la tua andatura overclock senza dar segno di cedimento anzi tentando sul rettilineo di distanziarti.

Naturalmente siccome la tua cavalleria è morta e sepolta da secoli, non molli un solo cm e ti attacchi al suo deretano ripassandola con la scusa di fargli da battistrada.

Lei ti stuzzica con dei sapienti “si, dai, bravo, ale, ale” e tu con nonchalance e gli ultimi atomi di ossigeno che hai in corpo, gli rispondi: “bravissima, tu, dai che ti porto al traguardo, ancora 3000 metri, 2500 metri”

E finisce che mantieni quel ritmo sopra le righe e le tue capacità per tutta la gara.

Arrivi sul traguardo e fai il finto signore cedendogli il passo da vero gentleman inglese, anche perché una volata sarebbe il colpo di grazia alla nuca di un condannato a morte.

Ti supera e chiude 5 secondi sopra il tuo 34 e 33 e ti guadagni un five dalla milfona appena passato il tappetino dei chip, cerchi di non svenire fino al ristoro e poi realizzi , hai fatto il tuo pb da un lustro a questa parte.

Forse ne è valsa la pena, ma settimana prossima un bel lungo lento non me lo leva nessuno!

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Rimini Marathon

Eh niente, fatica ne abbiamo ?

Ve lo dico subito questo mio scritto sarà lungo, ma non potevo proprio comprimere le mie emozioni in poche righe.

#riminimarathon, #cuoreoltrelostacolo, #faticamanevalevalapena, #onlythebrave ,#42kmdifelicità,#hashtagacaso.

I FREDDI FATTI.

Bene ed ora che ho finito gli incipit beceri e fastidiosissimi che mi tocca leggere su facebook ogni qualvolta qualcuno racconta la sua maratona, mò vi beccate il mio racconto perché come mi sono sorbito i vostri, adesso e’ cosa buona e giusta che ricambiate la rottura di palle.

Ordunque dopo la 42 milanese avevo deciso,  con risolutezza teutonica, che giammai avrei corso una distanza del genere.

Perché diciamocelo, la maratona è una roba innaturale, inadatta al nostro corpo di miseri mortali, che sopportiamo a stento una 30.

La maratona è una macchina trita legamenti, muscoli, tendini, zuccheri e grassi, e in cambio di una insana e immotivata euforia mista ad un idiota senso del dovere compiuto, ti regala una camminata da reduce della ritirata di russia per un paio di giorni e un senso di affaticamento generalizzato che rende pietosi e ridicoli gesti tutt’altro che estremi, quali sedersi su un WC.

Ergo, una persona sana di mente, che non sia un atleta geneticamente dotato e allenato da un signor preparatore con i controfiocchi dovrebbe starne adeguatamente alla larga.

E invece no, una messe di pirla, di cui il qui presente è uno degli esponenti di punta, periodicamente si presta a questo gioco al massacro versando cospicue somme a sadici organizzatori e soffrendo come un cane trainatore di slitte in klondyke per mettersi al collo un pezzo di tolla di dubbio gusto che finirà ad impolverarsi in un cassetto o appeso in bella mostra ad imperitura memoria di quanto siamo bisognosi di un buon centro di igiene mentale.

Vabbè. Malgrado avessi ben in mente tutto quello che avete appena faticosamente letto, a Rimini mi sono presentato lo stesso. L’auto scusa pietosa era che avendo già versato l’obolo e prenotato il trestelle, sarebbe stato sciocco non regalarsi un week end al mare e poi comunque c’era anche una innocua 16 km che potevo correre in alternativa senza mettere a repentaglio le mie rotule e il mio equilibrio psicofisico.

Si può prendere per il culo chiunque ma non se stessi e io già sapevo come sarebbe andata a finire.

Ed è andata a finire che Domenica mattina ero li in mezzo agli altri tapini ancora ad autoturlupinarmi dicendomi, si si ok, parto ma tanto mi ritiro quando voglio.

STOLTO !

Sapevo benissimo che non mi sarei giammai ritirato e avrei finito l’insana tenzone anche sui gomiti ma ormai ero li e quindi si e’ partiti.

Per ingannare le lunghe ore da passare sui garretti ho pensato di trasformare il tutto in un allenamento con mega ripetute da 5 km l’una quindi 7x5 con un 1km di recupero a passo da bradipo.

Devo dire che ha funzionato, la noia non mi ha attanagliato e sapere che ogni 5km avevo diritto ad un  mille di svacco mi ha accompagnato alla svolta sul mare del 30esimo in forma smagliante.

Ma la maratona si sa, pretende il suo tributo di sangue e appena  il tempo di superare la statua all’ingresso di Igea Marina al 30,5 che il solerte funzionario di filippide si e’ presentato con il suo salatissimo conto.

Da li in poi è stata la solita via crucis di sempre, con tutte le sue stazioni, a scandire quei 12mila dannatissimi metri che parevano non finire mai.

Alla fine sono entrato trionfalmente, si fa per dire,  nel centro di Rimini con un tempo stimato appena sotto le 4 ore e mezza e pur essendo cronometraggio ignobile un sorriso ha iniziato a delinearsi sul mio volto rigato di sudore salatissimo.

Ho deambulato  Corso Augusto e piazza Tre martiri, tra due ali di folla osannante e festante benedicendo tutti urbi et orbi nemmanco fossi Papa Bergoglio e corricchiando impercettibilmente solo una volta iniziata la passerella blu a pochi metri dalla pedana d’arrivo

E ho finito anche questa.

Intuile dire prima o poi sarò nuovamente al via di un altro scempio perché dai propri errori, checché se ne dica non si impara mai.

Ci vediamo a Venezia (Ottobre 2017).  

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