Mezza maratona del naviglio

su e giù per la martesana

Soprattutto se sei reduce da maratone e allenamenti massacranti.

Il corpo ti agevola e segue nella tua pazzia, finchè puo’ poi quando si rompe le palle presenta il conto e solitamente è degno di un ristorante stellato.

Salatissimo.

La mezza dei navigli però non la potevo proprio mancare! Si corre sulle stesse stradi in cui mi alleno da ormai 10 anni, le conosco cm per cm, sassolino per sassolino, crepa sull’asfalto per crepa sull’asfalto, insomma un posto di cui ormai ha una discreta nausea, ma nel quale mi sento più a casa che sul mio divano e così ho versato l’ennesimo obolo e mi sono presentato sulla linea del via.

Che non era giornata lo dovevo capire subito. Su prezioso consiglio di una amica runlovers avevo deciso di evitare l’uso della mia rombante clio ed optare per la metro che mi avrebbe scarrozzato a soli 1200 metri dal ritrovo.

Peccato non avessi fatto i conti con gli orari estivi di Atm.

Partito da casa bello fresco e pimpante alle 7, grazie ala mezzora di snervante attesa alla fermata “centrale” della coincidenza sbarcavo in quel di Cernusco all’alba delle 8 e 40 come nella canzone di Battisti.

Ok il riscaldamento, ma scapicollarsi con lo zaino in spalla per più di un km a freddo non è mai una grandiosa idea, fatto stà che come Dio volle all’arrivo ci son anche arrivato ma giusto il tempo di lanciare il cambio nel deposito borse e mettere piede in fondo al gruppo che già stavano iniziando a sparare il via.

In pratica sono partito già in affanno in un caldo che si preannunciava africano e sapendo che i ristori qui sono da sempre un terno al lotto al quale non si vince mai.

Fino al nono km, però malgrado tutto viaggiavo benino, la proiezione era di un ora e 47 (tempo da leccarsi i gomiti) e quindi caracollavo tutto garrulo verso  il giro di boa di Gorgonzola.

Non avevo fatto però i conti con la natura matrigna ed infida sottoforma di moscerino che proprio in quel mentre decideva di infilarsi con precisione chirurgica nella mia trachea. Fortunatamente l’acqua era ad un passo ed evitavo il collasso sputacchiando per altri due kilometri come il capitano Achab sulla sua baleniera, ma la proiezione aveva ormai sfondato il muro dell’uno e 50 sempre degna di una leccatina ai gomiti, ma con meno entusiasmo di prima.

Purtroppo non era finita qui.

Ripreso un ritmo decente ero ormai al 18esimo km quando dietro una curva, improvvisamente non il mare cantato da Ivano Fossati ma un dannato ciclista che fottendosene allegramente della gara in corso aveva invaso (non solo lui in verita’) la sede stradale puntandomi come Francesco Baracca il Barone Rosso nel 1918. L’idiota spaventato dalla mia “inaspettata” presenza, mi guardava con gli occhioni sgranati senza riuscire a spostarsi cosa che alfine per evitare il cozzo ho dovuto fare io all’improvviso sentendo subito tirare il bicipite femorale da ginocchio alla chiappa.

Maledicendo lui e gli organizzatori che avevano lasciato aperto al pubblico ludibrio il percorso ho subito capito che la mia mezza finiva li, ma come tutti noi runners pirla invece di fermarmi, ho trascinato il moncherino al traguardo chiudendo alla fine in un miserevole 1 e 57 e 00 piu’ porconi vari dedicati a tutte le divinita’ dei vari pantheon.

Risultato , fermo totale per almeno una settimana (se va tutto bene)

Naturalmente poi per tornare a casa la metro è arrivata con un ritardo di 40 minuti.

by Super User
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