Rimini Marathon

Eh niente, fatica ne abbiamo ?

Ve lo dico subito questo mio scritto sarà lungo, ma non potevo proprio comprimere le mie emozioni in poche righe.

#riminimarathon, #cuoreoltrelostacolo, #faticamanevalevalapena, #onlythebrave ,#42kmdifelicità,#hashtagacaso.

I FREDDI FATTI.

Bene ed ora che ho finito gli incipit beceri e fastidiosissimi che mi tocca leggere su facebook ogni qualvolta qualcuno racconta la sua maratona, mò vi beccate il mio racconto perché come mi sono sorbito i vostri, adesso e’ cosa buona e giusta che ricambiate la rottura di palle.

Ordunque dopo la 42 milanese avevo deciso,  con risolutezza teutonica, che giammai avrei corso una distanza del genere.

Perché diciamocelo, la maratona è una roba innaturale, inadatta al nostro corpo di miseri mortali, che sopportiamo a stento una 30.

La maratona è una macchina trita legamenti, muscoli, tendini, zuccheri e grassi, e in cambio di una insana e immotivata euforia mista ad un idiota senso del dovere compiuto, ti regala una camminata da reduce della ritirata di russia per un paio di giorni e un senso di affaticamento generalizzato che rende pietosi e ridicoli gesti tutt’altro che estremi, quali sedersi su un WC.

Ergo, una persona sana di mente, che non sia un atleta geneticamente dotato e allenato da un signor preparatore con i controfiocchi dovrebbe starne adeguatamente alla larga.

E invece no, una messe di pirla, di cui il qui presente è uno degli esponenti di punta, periodicamente si presta a questo gioco al massacro versando cospicue somme a sadici organizzatori e soffrendo come un cane trainatore di slitte in klondyke per mettersi al collo un pezzo di tolla di dubbio gusto che finirà ad impolverarsi in un cassetto o appeso in bella mostra ad imperitura memoria di quanto siamo bisognosi di un buon centro di igiene mentale.

Vabbè. Malgrado avessi ben in mente tutto quello che avete appena faticosamente letto, a Rimini mi sono presentato lo stesso. L’auto scusa pietosa era che avendo già versato l’obolo e prenotato il trestelle, sarebbe stato sciocco non regalarsi un week end al mare e poi comunque c’era anche una innocua 16 km che potevo correre in alternativa senza mettere a repentaglio le mie rotule e il mio equilibrio psicofisico.

Si può prendere per il culo chiunque ma non se stessi e io già sapevo come sarebbe andata a finire.

Ed è andata a finire che Domenica mattina ero li in mezzo agli altri tapini ancora ad autoturlupinarmi dicendomi, si si ok, parto ma tanto mi ritiro quando voglio.

STOLTO !

Sapevo benissimo che non mi sarei giammai ritirato e avrei finito l’insana tenzone anche sui gomiti ma ormai ero li e quindi si e’ partiti.

Per ingannare le lunghe ore da passare sui garretti ho pensato di trasformare il tutto in un allenamento con mega ripetute da 5 km l’una quindi 7x5 con un 1km di recupero a passo da bradipo.

Devo dire che ha funzionato, la noia non mi ha attanagliato e sapere che ogni 5km avevo diritto ad un  mille di svacco mi ha accompagnato alla svolta sul mare del 30esimo in forma smagliante.

Ma la maratona si sa, pretende il suo tributo di sangue e appena  il tempo di superare la statua all’ingresso di Igea Marina al 30,5 che il solerte funzionario di filippide si e’ presentato con il suo salatissimo conto.

Da li in poi è stata la solita via crucis di sempre, con tutte le sue stazioni, a scandire quei 12mila dannatissimi metri che parevano non finire mai.

Alla fine sono entrato trionfalmente, si fa per dire,  nel centro di Rimini con un tempo stimato appena sotto le 4 ore e mezza e pur essendo cronometraggio ignobile un sorriso ha iniziato a delinearsi sul mio volto rigato di sudore salatissimo.

Ho deambulato  Corso Augusto e piazza Tre martiri, tra due ali di folla osannante e festante benedicendo tutti urbi et orbi nemmanco fossi Papa Bergoglio e corricchiando impercettibilmente solo una volta iniziata la passerella blu a pochi metri dalla pedana d’arrivo

E ho finito anche questa.

Intuile dire prima o poi sarò nuovamente al via di un altro scempio perché dai propri errori, checché se ne dica non si impara mai.

Ci vediamo a Venezia (Ottobre 2017).  

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